Visualizzazione post con etichetta Recensione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Recensione. Mostra tutti i post

venerdì 7 dicembre 2007

ELECTRIC MILES

Il titolo del mio articolo si riferisce all'omonimo album composto dal trombettista forse più famoso della storia della musica : Miles Davis (1926-1991)
Quest'ultimo ha composto tra le tracce più belle dell'intero catalogo jazz di tutti tempi, ha venduto milioni di dischi alternando diversi stili espressivi per quanto riguarda il suono della sua tromba.
Questo è un punto da approfondire con attenzione, perché in qualche modo è la chiave di lettura che ci da la possibilità di entrare ( se pur minimamente ) nel genio e nella voglia di osare del nostro Davis. Si passa dallo stile Bebop degli inizi, al Cool ( con l' uscita di un altro grande album "Bags' Groove") , fino al free jazz, acid e modal suonati con sestetti e quintetti di assoluto valore ( in questi gruppi possiamo trovare gente "tosta" come Cannonball Adderley, John Coltrane,Bill Evans etc etc..)

Quindi come si può ben vedere, il trombettista statunitense non si è fatto mai mancare niente nella sua lunga e variegata carriera.
Molti critici musicali, hanno sempre riconosciuto un grande senso innovativo alle sue creazioni, considerandolo a ragione come uno dei musicisti più influenti del secolo scorso.

Tutto da ricordare e da amare, ma oggi voglio parlare di un ulteriore cambiamento ricercato da Davis: la famosa svolta elettrica.
"In a silent way" ( composto da sole due lunghe canzoni Shhh/Peaceful e In a Silent Way/It's About That Time di rispettivamente 18:00 e 19:56 minuti) fu pensato dopo subito dopo l'uscita di "Filles de Kilimanjaro "del 1969.
Il passaggio ad un suono più vicino al rock avvenne dopo poco, aiutato dalla casa discografica(Columbia) che produceva tutti i suoi lavori.
Infatti era il periodo che lo voleva: l'inizio dei '70 avrebbe portato un grande e nuovo impulso alla musica, dando una sterzata decisa da parte delle case discografiche verso il pubblico più giovane.
Quest'ultimo a sua volta, ascoltava molto più rock facendo rischiare l'eclissi del jazz più puro.

La Columbia spinse molto Davis a cambiare stile tanto da mettergli affianco i migliori musicisti della nuova onda jazz/rock: John McLaughlin, Herbie Hancock, Chick Corea ,Dave Holland e Joe Zawinul.
Davis accettò e scrisse l'album in questione, dando visibilità ai fenomeni sopracitati, cambiando aspetti fondamentali durante la registrazione( registrazioni multitraccia, pianoforte elettrico,organo, due bassi!!!, chitarre elettriche e acustiche) e togliendo la polvere da un genere quasi consumato dagli anni.
La prima traccia è splendida ( per me molto più decisa rispetto alla seconda), e si sente come gli strumenti vadano a cercare totale armonia con la tromba che ha sussulti improvvisi e pause "riflessive".Veramente importanti gli assoli del giovane McLaughlin, vero alter-ego di Davis.
Nella seconda traccia ( scritta dal recentemente scomparso Zawinul) si sente maggiormente la vena improvvisatoria del gruppo, è meno "studio" e più "genio", è una divagazione assolutamente scollegata dal tema centrale della canzone, ripreso vagamente durante lo svolgimento.
Ne uscì un lavoro sensazionale, con un buon numero di vendite,facendo mettere la base per la nascita di un nuovo genere: il fusion.

Negli anni successivi continuò a basare la sua produzione, con altri splendidi album, cercando la perfezione compositiva del suo personalissimo jazz/rock e andando a toccare perfino il funk.
Finisco con un paio di sue citazioni, e un ringraziamento al mio Ipod per ospitare ogni giorno almeno un lavoro di Miles Davis.

" Non suonare quello che c'è. Suona quello che non c'è "
"Perché suonare tutte queste note quando possiamo suonare solo le migliori?"

Mcfly

giovedì 6 dicembre 2007

UNA STORIA SEGRETA




Proprio con un "grande" della musica vorrei ritornare a vivere un mio percorso contrassegnato da grande emozione, perché ogni parola che scrivo vuol dire dedicare un attimo ad un artista, ad una storia che mi ha regalato qualcosa.

Il grande in questione è Mr Pat Metheny, chitarrista jazz/fusion di fama mondiale , con alle spalle decine e decine di collaborazioni con altri mostri sacri della musica (Ornette Coleman,Micheal Breker, Jaco Pastorius, Antonio Onorato, Herbie Hancock etc etc)

Metheny è stato uno dei pochi musicisti ad aver portato il jazz ibridato con altri generi in contesti prima di allora sconosciuti : grande successo commerciale, concerti gremiti e addirittura location come i grandi stadi sempre pieni di gente entusiasta di ascoltare la "bellezza" di quelle particolari note.

Tutto potrebbe far pensare ad un abbassamento qualitativo dell'arte espressa, ma questo non vale per tutto il repertorio ( molto vasto, un vero stacanovista del pentagramma) del chitarrista statunitense.Per una volta critica e pubblico si sono uniti in una grande platea sognante.

Ed è proprio sperando di sognare che mi sono avvicinato all'ultima opera da me "scoperta": "Secret Story" del lontano 1992.Prima di sentire l'album ho provato una strana sensazione.Una sensazione di timore,come quella provato da un bambino prima di scartare un regalo: la sensazione di trovare un qualcosa ben al di sotto delle proprie aspettative.

Questo mio sentimento contrastante nasce sicuramente da tutto quello che avevo sentito precedentemente di Pat Metheny: splendidi affreschi sonori, grande affinità con il suo collaudato gruppo ( Pat Metheny Group ), viaggi continui sulle note della sua chitarra calda e pastosa.

Non volevo perdere tutto ciò...

Ma lo dico fin da ora, questa sensazione è stata quanto di più sbagliato da me provato negli ultimi tempi.Anzi l'album è splendido, andandosi a posizionare nei primi tre-quattro lavori del musicista.

In effetti è stato un sogno ascoltare l'intero album ( composto da ben 14 canzoni) trasmettendomi quella voglia "matta" di consumare il lavoro e di sezionarlo per studiarlo a fondo, nei più piccoli particolari.

Il sound come al solito non è possibile catalogarlo nel classico jazz per l'attitudine del chitarrista di uscire fuori dagli schemi prettamente jazzistici e per l'uso massiccio ma mai fuori posto di partiture elettroniche.

In definitiva il tutto è stato studiato con dovizia, rendendo tutto molto fluido e coeso, i tanti strumenti in gioco ( chitarre,tastiere, pianoforte, xilofono, batteria, vari tipi di fiati, basso elettrico, contrabasso, percussioni e altri strumenti) si riescono ad individuare singolarmente solo dopo molti ascolti approfonditi.

Questo può voler dire solo una cosa : l'intenzione del musicista di creare una onda sonora così compatta da poterci adagiare sicuri chiudendo gli occhi e vedere ciò che ha visto lui.E cioè grandi spazi,distese sconfinate in cui riusciamo ad ammirare l'immensità dell'orizzonte, grandi tramonti con una luce strappacuore, la natura così bella da farci rappacificare con il nostro io interiore.

Partendo dalla prima traccia (Above the Treetops) che ci introduce con un canto di più voci intrecciate fra di loro, interrotte da quella chitarra magica, per poi ripartire insieme ed entrare nella ben più ritmata e methenyana Facing West, passando per le canzoni centrali che danno questa sensazione di spazialità incontrastata (Finding and Believing, Rain River, Always and Forever, See the World, As a Flower Blossoms).

Il viaggio si conclude con l'introspezione, con il vedere dentro se stessi l'amore, un romanticismo in grado di commuovere per quanto imponente, una lacrima adagiata sulle ultime quattro canzoni (Antonia, The Truth Will Always Be, Tell Her You Saw Me, Not to Be Forgotten [Our Final Hour]).Anche la copertina,per me, con tutte queste immagine l'una accanto all'altra fa intendere che questo lavoro sia in parte nato dalla molteplicità di esperienze passate e confluite in un intenso estro.

Insomma un capolavoro della musica in generale....grazie Mr Metheny.


Mcfly

domenica 25 novembre 2007

TOP GUN



Era il 1986 quando uscì il film che diede il decisivo impulso alla carriera di un giovane attore belloccio ma con ancora molto da dimostrare dal punto di vista recitativo: Tom Cruise.

Il film in questione fu Top Gun ( girato da Tony Scott) , uno dei più classici action movie mai girati e di più alto gradimento per il pubblico.La trama narra la difficile competizione tra i papabili candidati a diventare i migliori piloti della United States Navy Fighter Weapons School ( chiamata dai più Top Gun).
Tra questi c'è il protagonista "Maverick" , interpretato ottimamente da Cruise , che fa coppia in volo e sui banchi della scuola con "Goose" ( Anthony Charles Edwards ).
Le caratteristiche principali di Maverick sono l'immenso talento nel volo e nel combattimento a magliaia di piedi d'altezza ma anche un forte senso d'indisciplina verso le autorità.

Questo porterà ad evidenti problemi ,con scontri più o meno accessi , con un altro "grande" di questa pellicola: "Iceman" interpretato da Val Kilmer.
Lo sparring partner principale della pellicola però è l'azione pura: grande merito che va riconosciuto al regista è quello di aver avuto sin da subito l'intenzione di puntare l'attenzione rivolta verso il cielo.
In questo grande campo d'addestramento e di futura battaglia sono state girate tra le più belle ed virtuose scene dedicate all'aviazione.

Nessun effetto con il computer e nessun ritocco digitale: tutto è stato riposto nelle abili mani di stuntman e di veri piloti della aeronautica, facendoci toccare con mano le difficoltà ma anche il grande coraggio dei personaggi, che sfidando la gravità, duellano a colpi di manovre spettacolari.
Lo schema del film comunque è molto "classico" e non si discosta molto da altri action movie:
caratterizzazione dell'eroe, scontro con antagonista/i, storia d'amore, difficoltà nel raggiungere l'obbiettivo (primeggiare sempre e comunque), svolgimento della missione finale ed epilogo.

In sé il film, quindi, non è assolutamente originale ed anzi questo aspetto non può che far storcere il naso ai puristi della settima arte.
Ma il tutto è condito con quel pizzico di magia che solo poche pellicole possono ancora dare: il machismo rilasciato a profusione da Maverick (non a caso la sua interpretazione fu molto apprezzata dal pubblico adolescenziale in particolare quello femminile), la presunta efficienza dell'aeronautica militare americana e il grande fascino dato dal duro addestramento della scuola già più volte citata.

Quattro-cinque anni dopo l'uscita, ancora piccolo vidi la pellicola e rimasi totalmente affascinato dalla magia volutamente creata dai produttori e dal regista.Mio obbiettivo principale era quello di emulare nella realtà le gesta di quei piloti.
Ed è stato proprio questo il grande obbiettivo che mosse l'intero progetto: cercare di arruolare più ragazzi possibili nei vari corpi militari.
E ci riuscirono appieno avendo conseguito il più alto tasso di partecipazione dopo Pearl Harbor.

Inoltre da non sottovalutare, come elemento di sicuro appeal per chi ancora non ha visto il film, è la presenza di giovani attori poi successivamente diventati famosi (Kelly McGillis su tutti) , e la colonna sonora con due canzoni che svettano : " Anthem " di Harold Faltermeyer/Steve Stevens e "Take My Breath Away" dei Berlin (vincitrici di un Oscar come miglior colonna sonora).

Insomma da vedere..rivedere chissà quante volte!


Mcfly

venerdì 23 novembre 2007

L'ULTIMO CAVALIERE - LA TORRE NERA EP 1


Finalmente ho sfatato un tabù che da troppo tempo mi bloccava la possibilità di entrare, attraverso le parole di Stephen King, in un mondo magico che tanto assomiglia alle mie fantasie più nascoste.Sto parlando della serie della Torre Nera composta da ben 7 libri tutti ristampati dalla Sperling & Kupfer. Il mio vero cruccio, fino ad ora , era stato quello di rifiutare una lettura così tanto complessa e ricca di volumi.In cuor mio sapevo che mi sarebbe piaciuto vivere questa nuova "avventura" ma proprio questa spinta che sentivo dentro, mi poneva dei paletti all'acquisto del primo libro.

Insomma dovevo sentirmi preparato totalmente, non affrettare i tempi e così è stato.Ed ho fatto bene perché sono sicuro che leggere questo primo libro 10 anni fà non mi avrebbe preso del tutto come lo sta facendo adesso.

Sento dentro di me che sta nascendo quell'emozione che pochi altri opere culturali ( dischi, film, libri) portando la storia stessa ad un livello d'approfondimento che spero possa continuare anche dopo la fine della lettura.

Forse esagererò, avendo letto solo il primo libro ( l'Ultimo Cavaliere...), ma il talento visionario di King ha ormai aperto una breccia dentro di me.Adesso andrò più nello specifico della storia(cercando di non svelare elementi troppo determinanti) e darò spazio anche a quelle altre opere da cui a tratto ispirazione lo scrittore.


L'opera è stata scritta in due fasi distinte della vita del dello scrittore: il primo ciclo creativo ( composto dai primi 4 libri) scritto in gioventù , il secondo invece (composto dagli ultimi 3) scritto dopo l'incidente automobilistico che lo stavo rendendo paralizzato ( 1999).Il filo conduttore che lega i 7 libri sono le vicende che riguardano il pistolero Roland di Gilead alla ricerca dell'altra protagonista della storia: La Torre nera. Proprio il mondo descritto e dove si svolge fino ad ora la vicenda è impregnato di elementi mai riscontrati tutti insieme in altri romanzi da me letti: il fantasy, l'horror, il western e la fantascienza.Proprio questa commistione di elementi, potenzialmente pericolosi messi tutti insieme, ha portato una ventata di "epica" alla narrazione, facendomi visualizzare nelle mia mente immagini di altri due capolavori come Il Signore degli Anelli (il libro) e Il Buono il Brutto e il Cattivo.

Da quest'ultimi, lo scrittore, ha preso molta ispirazione(come si evince da una ficcante introduzione aggiunta nella ristampa del 2003).

La trilologia dell' anello è sempre stata un ossessione per l'autore, sia per la potenza narrativa e sia per la sempre verde lotta fra il bene e il male.Invece il film lo rese da subito totalmente affascinato dalle ambientazioni desertiche, dalla drammaticità e dalla caratterizzazione così forte dei protagonisti.

Tutto queste caratteristiche si ritrovano già all'interno del primo libro che da una descrizione del personaggio principale sul suo passato e da una prima chiarimento ( comunque ancora molto vago ) sul motivo per il quale tenta disperatamente di trovare e violare la Torre.
I dialoghi sono quasi sempre azzeccati, e le descrizioni dei combattimenti sono appropriati dando al lettore una sensazione di smarrimento dovuta alla mancata conoscenza di alcuni aspetti fondamentali.Quest'ultimi vengono rilasciati durante il dipanarsi della storia, chiarendo alcuni punti e sviando l'attenzione su altri, ma sempre con molta parsimonia.

Anche questo porta il lettore a "mangiare" le pagine per scoprire, per capire, per trovare anch'esso il motivo di tanto mistero.Personaggi bizzarri, creature pericolose, donne affascinanti e pericolose, bambini provenienti da altri mondi , magia e piombo, sogni cosmici e citazioni di altre opere (e molto altro..) fanno da sfondo al tutto.

In definitiva non incominciate la lettura se non ne siete convinti,perché vi prenderà anima e corpo, lottando accanto a Roland per andare avanti, per scoprire , per dare una risposta......vivendo intensamente, molto intensamente......
ps: Sono usciti in Italia anche la trasposizione in fumetto (Marvel) di alcuni aspetti della vita Roland.Dalle origini fino alla ricerca della torre. Il nome della collana è La nascita del pistolero.

Mcfly

giovedì 15 novembre 2007

60 PAGINE DI CERVELLO..



Secche,veloci,geniali.

Sono questi gli appellativi che più facilmente mi sgorgano dalla mente pensando al penultimo libro letto e che qui analizzerò: "Il Problema Della Cella N° 13".


Questo piccolo romanzo scritto nel 1905 (gli appellativi così galanti sono riferiti alle pagine che compongono l'opera ) da Jacques Futrelle ( 1875-1912) mi ha particolarmente coinvolto.Ma andiamo per gradi.

Intanto bisogna fare una disamina sull'autore.

Nato in Georgia da una famiglia di chiare origini ugonotte, l'autore ha sempre sentito dentro di se la grande spinta creativa nello scrivere e nel vivere l'arte a 360°.


Nei primi anni del '900 di dilettò (anche per affinare il suo stile così conciso e preciso ) nel giornalismo lavorando per testate di valore come il Boston Post, il New York Herald e il Boston American.

Il mestiere del giornalista era solo un ripiego per una grande mente come la sua, sapeva dentro di se che avrebbe potuto osare molto di più, cercando nella sua fantasia e nella sua intelligenza un personaggio da poter far vivere tra carta e inchiostro.


La classica lampadina si accese nel 1905 con la pubblicazione a puntate sul Boston American delle "mirabolanti" avventure del professore Van Dusen, soprannominato "La macchina pensante".

Proprio tra queste avventure andiamo a ritrovare il romanzo che mi ha spinto con tanto impeto a scrivere questo articolo.

"Il problema della cella n° 13" è un racconto (di sole 60 pagine..), ambientato nel carcere di massima sicurezza di Chilsholm, che si basa su una scommessa tanto folle quanto affascinante: La macchina pensante sarebbe stata rinchiusa nell cella n° 13 con l'obbiettivo di uscire entro una settimana solo con l'uso dell'intelletto.


Quest'ultimo è il grande protagonista della vicenda: tutto ruota intorno all'osservazione maniacale di ogni particolare, ai vari depistaggi atti a distogliere l'attenzione dei secondini, alle varie elucubrazioni del protagonista per cercare di scardinare i meccanismi di una prova praticamente impossibile.

Ma il motto del professore, quindi anche dell'autore , è che l'uso dell'intelligenza e una forte dose di perseveranza non possono che portare al superamento di qualsiasi prova.


Tutto è calibrato perfettamente nel romanzo, nulla è fuori posto , gran cura dell'aspetto logico per quanto riguarda la ricerca della soluzione e grande è la cura riposta nell'uso della suspense.

Quest'esordio,all'epoca, fu talmente ben accettato che il giornale decise di assegnare una somma in denaro a chi fosse riuscito a scoprire il più velocemente possibile la soluzione.


Fu un piccolo caso letterario, che l'autore non riuscì a godersi appieno.

Infatti Futrelle cercò nuova ispirazione e nuovi editori nella vecchia Europa.

Dopo poco tempo, preso da una forte nostalgia di casa ( con annessi figli ) decise di ritornare indietro sfruttando la prima , sensazionale , traversata oceanica da parte del Titanic.

Inutile dire come andò....Posso solo menzionare l'immagine ultima vivida negli occhi della sopravvissuta moglie: non più in grado di salvarsi, Futrelle decise di fumarsi una sigaretta sul ponte già inclinato della nave.


Un ultima immagine d'altri tempi che comunque fa capire di che personaggio stiamo parlando.

L'opera è pubblicata dalla Polillo editore.

Fidatevi...Buona lettura.


Mcfly

domenica 11 novembre 2007

LA COMPAGNIA DI BLUTO....





Già dall'immagine che qui sopra ho postato si intuisce il contenuto demenziale di questo film girato nel 1978 da uno dei registi più geniali di Hollywood: John Landis.
Il regista di Chicago volle,con tutte le forze, creare un storia di rottura con tutto quanto fatto precedentemente.Il risultato di tutto ciò portò alla sceneggiatura e alla direzione di Animal House . Apprezzato all'epoca, ma cosa più importante, capace di raccogliere ancora oggi molti fans.
Seguendo l'articolo e soprattuto vedendolo capirete perché....


Il film narra le vicende interne del Faber college composto da due gruppi organizzati di ragazzi come protagonisti: il gruppo Delta ( i casinisti, i veri grandi protagonisti del film ) e il gruppo Omega ( i "cocchi" di professori e preside, vincitori di prove d'abilità, prove sportive, snob , ostentatamente ricchi e pronti a pugnalare alle spalle il gruppo delta pur di farli cacciare dal campus).


Gli eroi della storia sono i ragazzi del Delta , capaci di divertire lo spettatore con la loro volgarità bonaria, il casino , i piani totalmente no-sense, architettati con lo scopo primario di riuscire a "strappare" la sufficienza al semestre.


In quest'ultimo recitano attori conosciuti, chi più chi meno : Tim Matheson,Tom Hulce, Stephen Furst, John Vernon e.....John Beluschi!!


Affermo molto candidamente che senza il suo apporto da vero e proprio "pazzo" sulla scena, la pellicola avrebbe perso una buona fetta di quella vena grottesca che l'ha contraddistinto.


In Animal House, John Beluschi interpreta il personaggio di Bluto vero e proprio mattatore della sua "fazione": seguendo le sue avventure ci possiamo divertire vedendo gli scherzi da lui creati (destinati principalmente agli odiati Omega e al preside del campus) , le sue bevute colossali, gli suoi scatti d'ira improvvisi, il suo amore viscerale e infantile nello spiare le stanze delle ragazze mentre si cambiano ( la scena della scala attaccata alla finestra è uno dei pezzi forte....)


Il tutto condito con pochissime battute recitate dall'attore durante il film.Infatti la sua comicità si basa nelle sue espressioni, nella sua gestualità portata all'estremo e ad alto tasso di demenzialità, nelle situazione in cui si va a cacciare.


In poche parole una cosiddetta bomba ad orologeria pronta ad esplodere in un college che aveva fatto della disciplina uno dei punti più rigidi da rispettare.


Chiaramente Bluto non agirà da solo, ma si farà aiutare da splendidi compagni uniti nell'unico ragione di vita : il "fancazzismo totale".

Fu talmente importante il risultato stilistico e di contenuti di questo film che è bene ricordare due aspetti: primo, la coppia Landis-Beluschi rilavorerà insieme un paio d'anni dopo ad un progetto che cambio per alcuni versi la comicità sul grande schermo ( Blues Brothers con l'aggiunta di Dan Aykroyd );secondo, questo cult portò anni dopo (si parla dei '90) al vero e proprio boom di commedie con protagonisti studenti e college.

Un esempio su tutti è la serie di American Pie, che ebbe notevole successo di pubblico ma scarsa considerazione della critica, e soprattuto qualitativamente una caduta in basso rispetto all'Animal House di Landis-Beluschi.


Insomma un film solo apparentemente "semplice", ma in realtà ricco di spunti,citazioni, e lontano anni luce da certa produzione comica legata alla banalità o alla volgarità di bassa lega.

Come al solito....consigliato....

ps: il tipaccio raffigurato nella toolbar è Bluto...


Mcfly



martedì 6 novembre 2007

UN PICCOLO RAGAZZO TRISTE.....



Ancora una volta mi trovo di fronte un libro che racconta la difficoltà della società a poter crescere un proprio figlio e a farlo inserire nel meccanismo legalitario.


Sto parlando di "Little boy blue" scritto da Edward Bunker(1933_2005) nel 1980 ma uscito in Italia grazie ad Einaudi stile libero big nel 2003.

Bunker nella sua vita ha conosciuto per anni cosa volesse dire entrare e d uscire dal carcere, andando a consumare celle di svariati istituti della California, arrivando persino al famigerato carcere di San Quentin.

Dalla sua "intensa" vita ha tratto forza ed ispirazione andando a scrivere dei must per chi ama il romanzo criminale : Animal factory, Come una bestia feroce , Cane mangia cane , Stark e Educazione di una canaglia. Tra questi c'è il protagonista della mia recensione, considerato uno dei migliori nel suo genere.

Andando più nello specifico il romanzo narra le vicissitudini di Alex Hammond,bambino sballottato per anni (dal 1943 al 1949) tra assistenti sociali, istituti di recupero, piccoli criminali pronti a crescere velocemente e figure perfide e autoritarie.

Il tutto è raccontato come se fossimo su una montagna russa : è un saliscendi di emozioni, andando dalla speranza di una rappacificazione del protagonista con la società e con una vita "normale", allo scendere vertiginosamente verso l'odio contro tutti, contro gli adulti non capaci di comprenderlo appieno, contro l'autorità ( abbracciando in maniera troppo pericolosa la vita criminale della California d'allora).


Le conclusioni che traggo dal tutto sono molteplici ma vorrei concentrarmi solo su due....le più importanti: la casualità che va a determinare una vita....e l'abbandono (da parte delle autorità, ed in questa categoria metto i giudici e responsabili dei carceri minorili) di queste giovani vite al crudele destino. Ogni pagina trasuda la forte sensazione dell'ineluttabilità della vita, della difficoltà insita in ognuno di noi, di uscire dal vortice di negatività in cui stiamo affogando.Gli incontri, le azioni che compie Alex nel periodo citato vanno proprio nella direzione sbagliata con pochissimo margine di correzione.

Ogni qualvolta si avvicina la svolta , per volontà o per fortuna, entrano in gioco i "grandi" ( gli adulti ) che con decisioni affrettate e poco sagge cancellano tutto l'amore immagazzinato con difficoltà dal protagonista.


In definitiva Bunker, con un suo scritto, mi ha di nuovo fatto immedesimare in un altra vita, in un altra dimensione...quindi il giudizio è positivo...ma non del tutto.

L'inizio, diciamo il primo quarto e anche qualcosa in più, mi è sembrato troppo simile alla sua autobiografia( Educazione di una canaglia ). Inutile dire che parte di Alex è parte dello stesso scrittore.Comunque ve lo consiglio, perché pur non essendo un capolavoro, induce a riflessioni interessanti e da approfondire.


Mcfly

domenica 28 ottobre 2007

THE DARK SIDE OF AMERICA


Quella che sto per recensire è un opera che difficilmente si può catalogare come romanzo o noir o qualsiasi altro genere letterario.

Quello che sto per recensire è un opera scritta, ma ancora non del tutto conclusa , talmente complessa e completa da rimanere una scalino sopra a tutto quello che ho precedentemente letto.

Quello che sto per recensire è l'opera che ogni scrittore contemporaneo vorrebbe scrivere.....Ma solo uno ne avuto la possibilità, spinto da talento e dalle vicissitudini avute nella sua vita intensa: colui è James Ellory.

Prima di andare a parlare dell'opera vorrei fare un accenno sulla vita dello scrittore.

James Ellroy è nato a Los Angels il 4 marzo del 1948.Dieci anni più tardi la sua vita fu colpita inesorabilmente da un lutto che si porterà sempre dentro: la morte violenta della madre Geneva ( morta per un pestaggio ) uccisa davanti ai suoi occhi.

Questo fu solo il primo passo verso un adolescenza vissuta sull'orlo di un baratro sempre pronto ad aprirsi sotto i suoi piedi. Abbandonato dal padre, vagabondo e testimone attivo di una città che non fa sconti, consumato dall'uso di droghe, ma grande amante di libri noir e consumatore di molte riviste di cronache nera, James è un altra volta colpito nel cuore, come se alla vicenda della morte della madre non si potesse mettere la parola fine.

Nello stesso quartiere dove lui viveva fu commesso uno degli omicidi più efferati d'America : il caso della "Dalia Nera".

Fu una caso che sconvolse l'opinione pubblica e lo stesso James per anni venne ossessionato nel sonno dalle immagini che violentemente si sovrapponevano sia della madre che dalla Dalia.

Da qui nasce la storia dell'Ellroy scrittore : infatti anni dopo, anche per sconfiggere ricordi brutti e ancorati ad una vita passata, James decise di dar vita alla sua opera più famosa intitolandola con il nome del suo incubo peggiore LA DALIA NERA.

Da questo libro parte una carriera fatta di riconoscimenti importanti ed un successo sempre più importante anche al di fuori degli Stati Uniti.

Ma nella seconda metà dei '90 James attesta la sua arte un pò più in alto di quanto fatto prima.

Nel 1995 e nel 2001 vengono pubblicati i primi due libri di una trilogia ( il terzo è in fase di lavorazione ) usciti con i titoli di "American Tabloid"e "Sei pezzi da mille" in grado di scalare le posizioni nella mia speciale classifica di letture preferite.

Questi libri narrano le vicende di quattro personaggi notevolmente caratterizzati all'interno di un periodo della storia degli Stati uniti che va dal 1958 al 1968.

Kemper Boyd, Pete Bondurant Ward Littel e Wayne Tedrow Jr: sono i grandi protagonisti che agiscono sullo sfondo di grandi cambiamenti sia sociali sia politici sul suolo americano,e vivono in maniera diretta tra i momenti più significativi di quel periodo( la crisi a Cuba, la saga dei Kennedy, l'affermazione del Klu Klux Klan, la singolare collusione tra il miliardario Howard Hughes e le famiglie mafiose etc ).

L'autore inscena un enorme recita drammatica e corale di personaggi reali e frutto della fantasia che entrano in relazione o collisione fra loro per tentare l'acquisizione di più potere possibile. Mafiosi,politici,sindacalisti,prostitute,magnaccia,attori,agenti segreti,avvocati....tutti coinvolti nel bene e soprattuto nel male di una storia che molte volte ci stupisce...ci fa innoridire...ci fa riflettere sul potere delle lobbies e sulla vera natura di un paese da noi preso come spunto per valori fondamentali come libertà e democrazia.

Ellroy, con uno stile ormai super collaudato basato su una scrittura cruda/violenta ma efficace, smonta uno sfondo costruito nel tempo e mette in mostra il lato più oscuro di una generazione che ha cambiato per sempre le sorti di una nazione.

I personaggi, man mano che si scorre con la lettura, acquisiscono potenza narrativa coinvolgendo in prima persona il lettore che si sente tirato dentro l'azione per una e mille volte.Aspetto con l'ansia l'ultima puntata, la chiave che mi farà entrare ancora di più all'interno di meccanismi talmente sofisticati e stratificati che solo pochi scrittori potevano affrontare rendendoli così appassionanti.

Vi consiglio caldamente queste letture...scoprirete con un occhio diverso un altra America..

Mcfly

giovedì 25 ottobre 2007

LA GENERAZIONE "X" PART 1 e 2



FEAR OF BLANK PLANET & NIL RECURRING


I Porcupine tree sicuramente quest'anno hanno stuzzicato i cuori e soprattuto i lettori mp3 dei loro fans sfornando due lavori completi ( cd + ep ) a distanza di poco tempo l'uno dall'altro.


Ma andiamo per ordine : Fear of blank planet è un lavoro legato al genio di Steven Wilson ( cantante, frontman , ideatore della maggior parte dei testi e polistrumentista ). Il geniaccio ha scritto una serie di piccole storie legate fra di esse da una sottile linea che caratterizza purtroppo la nostra società: il malessere delle nuove generazioni che sfocia in litigi, violenza , uso di droghe , e la mancata consapevolezza del tempo che scorre rimanendo inermi davanti a situazioni sempre più vuote.

Il lavoro è pervaso da un analisi apocalittica della vita dei giovani, con una piccola analisi sulla relazioni quasi morbosa di quest'ultimi con tv e videogiochi e sulla frenesia che accompagna tutto ciò, con testi duri ma che in fondo lasciano alcune tracce di speranze.

Dal punto di vista musicale il gruppo si attesta sui i livelli del precedente apprezzatissimo album (Deadwing) soprattuto x l'uso esplosivo e ossessivo delle chitarre di Steven e di John Wesley (turnista molto ecletticao e spalla per i loro concerti).

Non delude neanche un po' Gavin Harrison( Batteria e percussioni), che con il suo stile deciso e capace di cambi di ritmo da brivido fornisce quell'imprevedibilità al sound ricercato e duro del concept. Non meno importanti gli altri due compagni del viaggio: Richard Barbieri (tastiere) e Colin Edwin ( basso elettrico ) che creano la vera e propria atmosfera su cui poi viene ricamato il tema della canzoni.

Prendendo spunto dalla letteratura Barbieri e Edwin forniscono la carta e l'inchiostro mentre Harrison è il vento che fa girare sia con dolcezza che con brutalità le pagine e Wilson scrive rime di estrema tristezza e bellezza. Questa è la track list:


Fear of a Blank Planet (7.28)
My Ashes (5.07)
Anesthetize (17.42)
Sentimental (5.26)
Way Out of Here (7.37)
Sleep Together (7.28)


Per il mio modesto parere la canzoni meglio riuscite ( nn solo le più belle ma soprattuto quelle che trasmettono il messaggio x cui è nato l'intero progetto ) sono la title track che riprende con particolare spunto un ritmo mai interrotto dal precedente lavoro (Deadwing), poi voglio mettere Anesthetize che con i suoi 17.42 compie svariati cambi di ritmo con splendidi intrecci di tastiere e chitarre ( l'assolo centrale è del chitarrista dei Rush Alex Lifeson ) che vanno a completare questa cavalcata prog.

Ci sono momenti anche intimi, in cui la compagnia prende fiato dal ritmo incalzante tenuto fino a quel momento. Sto parlando della delicata Sentimental che esordisce con il piano di Barbieri che fa da base alla voce di Wilson qui quanto mai delicata.


I ragazzi nn si sono però accontentati del lavoro raggiunto.Hanno voluto aggiungere alla loro discografia un altro piccolo pezzetto dedicato sempre alle nuove generazioni (con problemi annessi).

A metà ottobre è uscito l'ep Nil Recurring contenente 4 splendide gemme forse ancora + lucenti di bellezza propria rispetto a Fobp.

Queste 4 canzoni sono state scritte nello stesso momento in cui è stato creato tutto il lavoro precedente ma non è stato implementato in esso x uno diverso stile compositivo e x un rinnovato punto di vista sulle stesse tematiche.Quindi nn si deve pensare assolutamente a materiale di scarto,anzi siamo davanti a vera e propria raffinatezza musicale.

Dal punto di vista dello stile per me si sono abbassate le difese del Prog puro per far entrare nelle righe del pentagramma + rock infarcito di tinte psichedeliche (cmq si sente che è un parente abbastanza stretto del fratello maggiore ). Scorrendo i svariati temi si sente una volta di + l'importanza nella tanto ricercata forma del gruppo delle tastiere che creano quell'omogeneità di sound che ha pochi confronti. Questa la track list :


Nil Recurring - 6.08
Normal - 7.09
Cheating the Polygraph - 7.10
What Happens Now?- 8.23


Da notare che la title track è stata totalmente scritta dal mago della chitarra, ma + in generale vero e proprio guru dell universo musicale nelle sua interezza e cioè Robert Fripp(fondatore e cantante dei King Crimson).

Altre chicche sono la ripresa di una parte del testo di Sentimental nel pezzo centrale di Normal e la presenza in What Happens Now? di un riff particolare preso da Anesthetize.X quanto riguarda la bellezza delle canzoni scegliete voi sono tutte eccezionali....


In ultima analisi vorrei ricordare che il gruppo è in tour e x l'Italia ci sono due tappe : Roma il 17 novembre e a Milano il 18 novembre..


Mcfly

martedì 23 ottobre 2007

Polvere di stelle....



Mi trovo stasera a scrivere la mia prima impressione/recensione su un film( ma chiamarlo così x me è un pò riduttivo) che lunedì sera ho visto e mi ha molto colpito.

Il film in questione è SUNSHINE di Danny Boyle gia regista di film particolari ma con grande seguito sia da parte del pubblico che della critica (TRAISPOTTING _28 ORE DOPO).

La pellicola narra la vicenda di 7 astronauti partiti (nel 2057) in un viaggio lungo e misterioso verso la nostra stella più importante, l'unica in grado di fornirci vita sulla nostra cara e amata terra: il sole ( che si sta inesorabilmente spengendo )

Quest'ultimo è in qualche modo l'8 astronauta facente parte della Icarus 2 (la nave trasportante il carico di persone, i viveri, grandi scorte di ossigeno e l'ordigno in grado di risvegliare il bestione caldo e rosso). Come appunto dicevo il sole è presente nelle anime dell'equipaggio sin dalla prima scena partorita dalla mente del regista.

Crea tristezza, solitudine , ansia , voglia di rivalsa verso un destino già scritto , verso un qualcosa superiore a noi, un qualcosa che sta lentamente morendo...facendoci morire...

La sua luminosità è paragonabile solo a quella ultraterrena di una divinità....sentire scottare la pelle, guardare negli occhi la luce...gallegiarci dentro è una sensazione unica che fa rimanere quasi paralizzato l'equipaggio.....Lo scontro interiore x loro...ma anche x noi è strano ma cmq efficace....da una parte il buio del nulla...dall'altra l'accecante della stella...

In mezzo degli uomini...semplici nella loro intelligenza....soli....nel loro stare insieme in uno spazio ristretto....gravati da una responsabiltà unica...rendendosi conto che sono solo polvere di stelle.

A cosa vanno incontro? Cos'è sarà la paura guardando l'inizio e la fine?

Queste sono le domande che mi sono posto durante il film...e anche dopo..Spero lo vediate e possiate commentare....ps: ottime musiche degli underworld che danno un senso di inquieto e di vuoto..e superba fotografia ( il sole è magnifico ).
Amate la solitudine del film....il sole vi riscalderà....
mcfly